Itinerari in Salento, quando la vacanza è anche cultura

Itinerari in Salento, quando la vacanza è anche cultura

Quando si parla di Itinerari in Salento (inteso nella sua accezione più ampia ossia non limitato alla sola provincia di Lecce) non ci si può fermare solo ai semplici confini del territorio ma bisogna puntare anche all’aspetto culturale che lo interessa. Se per esempio consideriamo l’aspetto della Civiltà Messapica, il confine ideale sarebbe da sud di Taranto (grosso modo Sava) fino a Egnazia in provincia di Brindisi.

Se invece il parametro di valutazione fosse la lingua, sicuramente bisognerebbe includere dei centri che si trovano al di fuori della provincia di Lecce ma molto vicini alla città di Taranto, dove invece il dialetto è completamente diverso dal salentino; se invece consideriamo come riferimento lo stile architettonico del Barocco Leccese, bisognerebbe includere la città di Martina Franca che si trova in valle d’Itria a ridosso della provincia di Bari.

Sia quindi dal punto di vista linguistico che architettonico, eno-gastronomico e folkloristico il Salento comprende una sub-regione della Puglia che include tutta la provincia di Lecce oltre a buona parte delle provincie di Brindisi e Taranto.

Itinerari in Salento, la lingua fa la differenza

 

Il dialetto salentino si differenzia da pugliese per una diversa composizione della frase che vede porre il verbo dopo il soggetto (per esempio alla domanda chi è? un salentino risponderebbe “io sono” ) oltre a questa prerogativa; Un’altra caratteristica del dialetto salentino (anche se qualche studioso sostiene che si tratta di una vera e propria lingua) sopratutto nella zona della Grecìa Salentina, è quello di utilizzare nelle frasi un unico tempo perfetto per le azioni finite con delle terminazioni simili al passato remoto italiano.

A differenza del pugliese parlato a Bari e nella Capitanata c’è da dire che le vocali vengono tutte pronunciate con piccole differenze tra le zone del salento ma comunque sono sempre pronunciate.

Itinerari in Salento: la grecia salentina

E’ un’isola linguistica ellenofona situata nel cuore del Salento, comprende nove comuni nei quali si parla una lingua derivante del greco arcaico chiamato griko o grecanico.

La Grecìa Salentina rappresenta la testimonianza più visibile del passaggio dei greci in questo territorio, presenza che risale ad un epoca pre-romana e sicuramente antica, dato che si tratta di una lingua arcaica e non del greco moderno. E’ un’area molto interessante sia dal punto di vista culturale che storico-artistico con numerosi monumenti e con centri storici davvero molto suggestivi.

Le Tradizioni Musicali del salento

Di particolare interesse antropologico sono l’ormai estinto fenomeno del tarantismo, una forma isterica di straordinario impatto scenico, e l’invece rimontante culto per la pizzica, la musica tradizionale e battente che un tempo accompagnava i riti di guarigione delle tarantate, cioè delle donne che si credeva fossero state morse dalla tarantola. In realtà, si trattava di un originale modo di manifestarsi dell’isteria. L’antropologo Ernesto de Martino condusse degli storici studi sul fenomeno, poi confluiti nel classico testo “Viaggio nella Terra del Rimorso“.

Gli strumenti musicali tradizionale per intonare e suonare tarantelle e incalzanti pizziche salentine sono: tamburello, tammorre, castagnette, mandolino, mandola, chitarra battente, organetto diatonico, fisarmonica, chitarra classica, violino, organetto, armonica a bocca oltre ad altri che oramai si aggiungono grazie ad una contaminazione culturale e musicale del fenomeno.

Per quanto riguarda invece la danza c’è da fare alcune considerazioni: Innanzitutto nella pizzica tradizionale si balla in coppia e non singolarmente; La coppia non deve essere necessariamente composta da due persone di sesso opposto, infatti in passato non era raro vedere due uomini o due donne ballare insieme.

Un cenno particolare va fatto per la pizzica-scherma detta comunemente “danza delle spade“, ballata ogni anno da diverse decine di coppie alla festa di San Rocco che si svolge il 16 agosto a Torrepaduli vicino Ruffano. In questo caso, la danza assume un aspetto sonoro e scenografico che richiama la virilità maschile (infatti è ballata in maggior numero da coppie di uomini) e l’aspetto “guerriero” (delle spade appunto) piuttosto che (come nella pizzica tradizionale) quello femminile e “sensuale”.

La Pizzica nell’ultimo decennio è diventata un marchio d’aria del Salento, proprio perchè si è riusciti a valorizzare al massimo oltre che l’aspetto musicale quello tradizionale e folkloristico.

Infatti il “Festival della Notte della Taranta” che si svolge a Melpignano nella Grecìa Salentina ogni fine agosto ha assunto una dimensione di fenomeno culturale senza eguali in Italia e forse nel Mondo.

L'”Orchestra Popolare” che si esibisce ogni anno in questo festival è composta da soli elementi del territorio e porta ogni anno in tournè nel Mondo il repertorio del Festival.

Il Tarantismo o Tarantolismo

 

Il tarantismo o tarantolismo è un fenomeno socio-culturale che offre molteplici aspetti di studio ed approfondimento. Nel corso dei secoli hanno tentato un approccio al fenomeno e un tentativo di spiegazione dello stesso differenti scuole di pensiero appartenenti a differenti branche del sapere: storia delle religioni, mitologia, etnologia, psichiatria, psicologia, estetica, antropologia culturale, medicina, etnomusicologia, zoologia, ecc… Essendo però un fenomeno culturale complesso, non si è potuto prescindere da un approccio di studio multidisciplinare. Tale complessità ha portato a volte a pensare che tutto ciò fosse il frutto dell’ignoranza e della credulità popolare.

Il tarantismo o tarantolismo è una manifestazione isterico-convulsiva che la tradizione popolare salentina giustifica come la reazione dell’individuo al morso della “taranta” o tarantola, ossia un ragno locale chiamato scientificamente dalla nomenclatura aracnologica Lycosa Tarentula sicuramente dal nome della vicina città di Taranto, territorio di diffusione di questo insetto.

Il soggetto morso da questo ragno (nella tradizione popolare per lo più in giovani donne nubili in età di matrimonio durante il periodo estivo) presentava un quadro psico-patologico caratterizzato da sintomi assimilabili all’epilessia e all’isteria che confluivano in una situazione di offuscamento dello stato di coscienza e di turbe emotiva.

Uno studio molto approfondito di tale fenomeno che ancora oggi rappresenta una pietra miliare per chi vuole approfondire questo aspetto antropologico del Salento è quello condotto nel 1959 dall’antropologo, musicologo ed etnomusicologo Ernesto De Martino (Napoli, 1º dicembre 1908 – Roma, 9 maggio 1965) autore della celebre monografia etnografica “La Terra del Rimorso

La tradizione vuole che un gruppo di persone prendesse parte ad un particolare rito finalizzato alla guarigione del soggetto morso, attraverso la musica (solitamente fatta con tamburelli, ed altri strumenti ritmici) il canto (cori) e i colori (zagarelle ossia pezzi di stoffa colorate) per spaventare la tarantola che si era impossessata del soggetto. Ciò poteva avvenire per diversi anni sempre nello stesso periodo per via di una ricaduta che il soggetto manifestava in concomitanza con il periodo del morso.

La credenza popolare quindi credeva che solo attraverso la musica e la danza era possibile far guarire i tarantati, innescando un vero e proprio vortice di musica battente a ritmo sempre più incalzante, canti e ritornelli tali da indurre un esorcismo a carattere musicale del soggetto morso dalla tarantola che cominciava a danzare e cantare anche per diverse ore ore sino allo sfinimento totale suo e della tarantola che si era impossessato del suo corpo. Effettivamente a questo c’è anche una spiegazione scientifica: Questo periodo di danza sfrenata e convulsa, faceva accelerare il battito cardiaco, favorendo l’eliminazione del veleno e contribuendo ad alleviare se non ad eliminare completamente il dolore provocato dal morso del ragno. Si suppone quindi che il ballo avesse proprio una valenza medica in principio, e che nel corso dei secoli abbia avuto anche dei connotati religiosi ed esoterici.

Naturalmente ci fu un tentativo da parte della Chiesa di Cristianizzare il fenomeno anche se non fu molto semplice in quanto i soggetti tarantolati spesso assumevano comportamenti molto poco confacenti alle tradizioni cristiane, come ad esempio orinare in luoghi pubblici e mimare l’atto sessuale nei momenti di trance.
Per questi motivi la chiesetta di San Paolo di Galatina dove i tarantolati si recavano a bere l’acqua sacra del pozzo retrostante la cappella esattamente dietro il piccolo altare venne sconsacrata e San Paolo divenne il santo della sessualità anzichè quello degli avvelenati. In questo grosso centro del Salento la tradizione del tarantismo è in qualche modo sopravvissuta sino ai nostri giorni con la messa-esorcismo del 29 giugno di ogni anno).

Tuttavia sono andati progressivamente scomparendo i momenti di partecipazione collettiva e diminuisce sempre di più il numero di persone che si recano alla chiesa per dare luogo al rituale. Il contesto in cui avviene l’esorcismo del resto è radicalmente cambiato: non più la comunità contadina riunita a condividere la stessa esperienza culturale ma solo una folla di curiosi e visitatori lontani dall’atmosfera culturale del rito.

Nell’ultimo decennio, alcuni gruppi musicali ed associazioni culturali, hanno dato luogo alla rappresentazione rievocativa della danza dei tarantati e delle tarantate anche se ciò avviene in modo forse eccessivamente teatralizzato e in contesti culturali molto differenti e con significati profondamente diversi da quelli originali del fenomeno. Tuttavia ciò ha consentito di esportare l’interesse di questo particolare aspetto della cultura salentina in tutto il mondo.

Sandro Marsili

Sono un viaggiatore curioso, con la valigia sempre pronta e la mente aperta a nuove avventure. Amo perdermi tra mercati colorati, vicoli nascosti e paesaggi che tolgono il fiato, raccogliendo emozioni che trasformo in racconti e fotografie autentiche. Nel mio blog condivido esperienze, consigli pratici e itinerari per ispirare chi, come me, crede che ogni viaggio sia un’occasione di crescita. Cerco di promuovere un turismo consapevole, fatto di incontri e rispetto per le culture locali. Viaggiare, per me, non significa solo vedere luoghi nuovi, ma imparare a guardarli con occhi diversi.

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